I venerdì di G.B. Mancini: impariamo ad ascoltare. Lucia Valentini Terrani nel Maometto II, ossia della vocalità femminile “intubata”.

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Il titolo dell’odierna puntata serve a mettere preventivamente a tacere le reazioni di chi anche questa volta interverrà nella solita inopportuna difesa della propria cantante preferita accusandomi di sterile tecnicismo nonché di cattivo, volontario e disonesto accanimento critico, teso solo ad infangare e declassare la statura artistica complessiva della stessa cantante. Che l’impronta della rubrica sia di carattere strettamente tecnico è ormai pacifico, ma non è di cantanti che qui si discute, bensì di canto. Gli ascolti proposti sono solo esempi che servono, nel bene o nel male, ad illustrarne i principi, con serena obiettività. L’argomento di oggi non è Lucia Valentini Terrani, bensì il difetto della voce intubata nella vocalità femminile, esemplarmente illustrato dalla Valentini nell’esecuzione della grande aria di Calbo dal Maometto II, brano di difficoltà tecnica trascendentale, che oltre alle complesse figurazioni virtuosistiche, esige dalla voce del mezzosoprano una estensione anomala e soprattutto la capacità di gestire frasi di tessitura molto varia, ora contraltile, ora sopranile, con grande escursione dal grave all’acuto. Solo con l’uso sapiente dei diversi registri ed un impeccabile equilibrio tra gli stessi si può sperare di venire a capo di una simile scrittura e di rendere piena giustizia al pezzo. Ascoltiamo le prime frasi e già sentiamo la voce sbalzare dalla zona centro acuta (“non temer”) a quella grave (“d’un basso affetto”), dove la cantante non sa passare con naturalezza al registro di petto e ricorre a suoni sordi, foschi e tubati, forse nell’intento di trovare un compromesso tra omogeneità, e ricerca di colore scuro e viriloide (in ossequio ad uno scorretto cliché del contralto rossiniano): non riuscendo però né ad essere omogenea, né a produrre quei vigorosi suoni di petto che sentiamo, ad esempio, in una Guerrina Fabbri.  La cantante poi stona sulla ripetizione di “non temer”, un do#, nota critica che precede il secondo passaggio, vistosamente calante. Simile errore di intonazione, prodotto ancora da una emissione ingolata, si ripete per esempio sul la naturale ad 1’13’’ (“né saprebbe la tua paCE”, frase guarda caso a cavallo del primo passaggio di registro e che si incaglia in una cattiva esecuzione dello stesso), o sul successivo si naturale ad 1’16’’ (“NE’saprebbe”). Insomma sentiamo un grave sordo ed ingolfato e di conseguenza un centro che le resta nel gozzo e stona sensibilmente (ancora calante ed indietro, ad esempio, ad 1’54’’ il la naturale di “la vilTA’”). Tutta la prima ottava è sostanzialmente compromessa, e la cantante sceglie infatti nel prosieguo variazioni che portino la voce a sfogare più in alto (non che qui la voce sia esenti da problemi, ma meglio che in basso certamente). Per brevità passiamo alla cabaletta e tra le tante cose, segnaliamo solo il famoso passaggio in zona grave a 4’35’’ sulle parole “basso affetto nel mio petto”,  dove la cantante nelle profonde note sotto il rigo sembra compiacersi di una emissione caricaturale, innaturale, tutta schiacciata in gola a simulare colore vocale maschile. Le successive progressioni di scale discendenti in zona acuta sulle parole “nido aver mai non potrà” mostrano suoni acuti schiacciati, tesi e sforzati, problemi che si appalesano sul si naturale finale, appoggiato sulla fibra, e ancora una volta calante.

G.B.Mancini

77 pensieri su “I venerdì di G.B. Mancini: impariamo ad ascoltare. Lucia Valentini Terrani nel Maometto II, ossia della vocalità femminile “intubata”.

  1. Rispetto la tua opinione, Mancini, perchè ben argomentata. Detto ciò, accusami pure di sciocco fanatismo, però a volte non ti capisco: tu dici di voler parlare della voce intubata in generale, proponendo come ascolto la Terrani, perchè dimostra bene il concetto.D’accordo, chi potrebbe negarlo, nell’ambito di questa esecuzione? Però scusami, ma per scrivere un articolo su questo argomento potevi citare esempi ben più gravi, visto non si parla del cantante, ma del canto.
    Potevi scegliere una Barcellona, che, a differenza della Terrani, è intubata da quando è salita sul palco per la prima volta, ad esempio. Ti avrebbe anche fornito l’occasione di approfondire ancora di più un discorso molto importante.
    Cordialmente.

      • Capisco che la Barcellona sia un tale disastro su tutto il fronte vocale che distinguere i vari difetti diventi quantomeno difficile (e lungo da farsi!), ma ti assicuro che tra i tanti, c’è anche quello di essere assai intubata.

        • Comunque qui la Valentini è messa anche peggio della Barcellona, la quale peraltro ha sempre riconosciuto nel mezzosoprano padovano il proprio modello preferito di canto rossiniano, con i risultati che sentiamo.

          • Perchè mi dici questo, Mancini? Io non ho attaccato il tuo articolo, elogiando la Valentini, ma ho solo criticato il FATTO che tu abbia messo lei se volevi parlare ESCLUSIVAMENTE del canto, e non del cantante, perchè dico semplicemente che, se proprio vuoi fare un articolo sulla voce intubata in generale, ci sono esempi ben più gravi. So benissimo che tu per la Terrani non stravedi, ne abbiamo già parlato e discusso, ma qui tu stesso hai scritto che si parla di canto e non di cantanti, così quelli come me stanno zitti…perciò non capisco il discorso sulla Valentini perchè io non ho parlato di lei, ma di una tua scelta di ascolto.

          • Ma orsù, non prendertela. Hai tirato in mezzo la Barcellona e ti ho risposto che la Valentini qui mostra un’emissione più disordinata. Ho scelto la Valentini per parlare di voce intubata per pura casualità, avrei potuto servirmi di tanti altri esempi, forse anche peggiori, ma se segui con costanza la mia rubrica ti puoi accorgere di come io stia da tempo mettendo in fila una bella collezione di cantanti del dopoguerra con la voce sballatissima in prima ottava. E’ una costante del canto femminile degli ultimi sessant’anni, non sapere dove e come mettere la voce in basso.

          • Su questo ti do ragione Giambattista, con le debite eccezioni.
            Comunque ritengo che la Valenitni abbia saputo cantare meglio che in questa registrazione. Certo, non è mai stata al livello delle sue colleghe di allora, purtroppo.

          • Grazie della spiegazione e del chiarimento.
            P.S. Io non me la sono presa: Con te non lo farei mai, dato che seguo con grande piacere questa tua rubrica. Ed è proprio per questo motivo che ho deciso di instaurare la discussione, se avessi reputato il tuo articolo sciocco manco mi sarei preso la briga di commentare ;)
            A presto.

  2. Spinto dai vostri commenti ho riascoltato random un pochino di Barcellona: devo correggere il tiro: effettivamente è alquanto intubata nel medio-grave, ma credo soprattutto nei ruoli di contralto Rossiniano tragico (conosco quasi per nulla Rossini quindi potrei sbagliarmi nei termini); di meno in altre parti. Ripeto, ho fatto qualche breve ascolto, quindi potrei continuare a sbagliarmi. Nonostante ciò, continua a sembrarmi molto brava.
    Per cui Stefix, a te che parli della Barcellona come “un tale disastro su tutto il fronte vocale” prorprio non so che cosa rispondere… io ho avuto l’umiltà di andarmela a risentire e di correggere il tiro: forse faresti meglio a fare lo stesso anche tu.

    • Il fatto è che l’impostazione della Barcellona è perennemente impeciata. qualche acuto viene gridato, qualche altro suono spoggiato.
      Talvolta se la cava. Talaltra fa danni come un elefnate in un negozio di cristalli.
      (In scena la ritengo inguardabile quando è en travesti, ma questo è gusto mio, peraltro solo guardando video, e comnuque è cosa minoritaria).
      I mezzi li avrebbe.
      Giusto due piccoli confronti:
      1) http://youtu.be/uTUEcxyXRXw
      http://youtu.be/SNssdwEAQl4
      e
      2) http://youtu.be/rMTik-p_cCY
      http://youtu.be/xxQLvyPB_2E
      L’attacco di “Oh mio Fernando” messo a paragone tra le due è una delle tante lezioni di come, rispettivmente, non si debba cantare e di come invece si debba. Sostituisci alla sciura Irene la sciura Ebe, il risultato non cambia: che mezzosoprano lo si è, non lo si fa.

      • Sinceramente, anche se non l’ho ascoltata chissà quanto, mi sembra scorretto ed esagerato dire che la sua emissione sia perennemente impeciata.
        Riguardo alle arie qui sopra da te postate: eccezionale la Dupuy (che tra l’altro non avevo mai sentito); ma il brindisi della Barcellona non mi sembra un disastro: certo, molte note per me non sono buone (gravi e centri fino ad un certo punto; più o meno do-re) e quindi il risultato è incompleto; ma un disastro no. O mio Fernando è meno buono, sì; ma non un disastro (l’audio però non è dei migliori).
        Infine, non mi sembra che la Barcellona sia un finto mezzosoprano (qualche rigo più sopra lo dici anche tu!).

    • Antonino, scusami, non voglio sembrare l’avvocato della cause perse né voglio offendere, ma dovresti fare un grande bagno di umiltà ed evitare di parlare di cose che non sai!
      Se non conosci la Barcellona, non parlarne!
      Stefix ha sentito la Valentini Terrani e la Barcellona tantissime volte in Scala, quindi conosce bene entrambi sia per averle sentite dal vivo sia per averle sentite su disco!

      Ti propongo due ascolti comunque, uno peggiore dell’altro:
      http://www.youtube.com/watch?v=oUMOhlNz2zo
      http://www.youtube.com/watch?v=1UQVe6usdrk

      • Prego Mister, rimprovera pure: non mi offendo affatto: riconosco quando sbaglio. Però rimprovera, ma non esagerare: se mi parli di grande bagno di umiltà mi mortifichi; infondo la mia avventatezza è un difetto di gioventù. Ripeto: è vero: ho esagerato; ma non ho parlato senza sapere nulla: ho parlato di quel poco che sapevo come se ne sapessi di più.
        Dopo tutto ciò, continuo però a non condividere l’idea che avevo contestato, ovvero la Barcellona “disastro su ogni fronte vocale”: i gravi ed i primi centri non piacciono neanche a me e sono da bocciare; ma da un certo punto in su per me canta bene.
        Certo che pure tu sei andato a scegliere apposta l’aria tutta bassa! Però anche qui, secondo me, gli acuti sono belli (più nella prima versione).
        Ti posso proporre anch’io alcuni ascolti?
        http://www.youtube.com/watch?v=3TkiZFj6tH8
        http://www.youtube.com/watch?v=aNj1vXCAz4s
        A me non sembrano disastri nè una peggio dell’altra. Se poi volete definirli disastri, allora ti sfido a trovare una parola italiana per definire Enrico in quella registrazione.

  3. come quando si é utilizzato “come scoglio” per evidenziare i difetti della SkF adesso viene utilizzato un altro pezzo praticamente ineseguibile. Se si vuole utilizzare questo sistema per educare l’ascoltatore mi sta bene, se si vuol fare del revisionismo ovviamente no. I suoni intubati sono stati funzionali ad evocare soprattutto nei ruoli en travesti ad evocare il carattere mascolino del personaggio. Per questo Tancredi Arsace Calbo sono ruoli in cui Horne in primis e Valentini buona seconda (anche perché non la copiava) hanno lasciato un ricordo straordinario. A me la Valentini Terrani piace moltissimo e anche quando era in declino (si pensi all’Italiana in Algeri alla Scala del fine d’anno 1983) sapeva fare del ottimo teatro. Le censure sollevate sono inconttrovertibili e anch’io avevo personalmente fatto alla Valentini Terrani i miei più sinceri complimenti una sera che cantò una replica di Marina nel Boris invitandola a stare più alta nella fonazione così da far risaltare tutto il suo splendido velluto. Lei mi sorrise, mi prese la mano (come un prete non me la mollava più…) ma dalla recita successiva riprese a fare le note di petto alla sua maniera. Detto questo consiglio a tutti i cantanti di avere un bel difetto come quello per cui si discute almeno se il pubblico te lo fa passare, comprandoti dischi, decretandoti trionfi, vuol dire che hai personalità da vendere e sarai ricordato. A questo punto dico la mia sulla Barcellona. Lei é una brava cantante che in quanto italiana ci ha fatto onore perché ha messo sempre grande passione e concentrazione in ogni sua prova, però in valore assoluto non é paragonabile a Horne, Valentini, Berganza, Verrett. Diciamo che (sono esempi estemporanei tanto per giocare) sta a livello di Von Stade, Baltsa e non arriva al livello della Ganassi che io per esempio ritengo superiore.-

    • …ahimè per dimostrare che era tubata ci sono fior di ascolti, dal tancredi alla semiramide…..dalla semiramidedi torino in poi il difetto era evidentissimo….La qualità eccellente della voce ha sempre distratto dal difetto ma non è che non ci fosse…anzi, forse è stato la causa del declino precoce

    • “Detto questo consiglio a tutti i cantanti di avere un bel difetto come quello per cui si discute almeno se il pubblico te lo fa passare, comprandoti dischi, decretandoti trionfi, vuol dire che hai personalità da vendere e sarai ricordato.”
      Questo è un ottimo motivo per cui gente come la Bartoli, la Genaux, la Kermes, la Netrebko, Villazon, Cura, Domingo, Schrott, D’Arcangelo etc etc hanno successo: perché il pubblico non capisce se cantano bene o male, e si fanno abbindolare dalle “mosse”, dai dischi e dai “trionfi” decretati già prima delle recite dalle case discografiche.
      Purtroppo, albertoemme, abbiamo delle visioni e delle estetiche diametralmente opposte, e ogni tanto mi chiedo veramente a cosa serve studiare oggi canto se poi si devono sentire queste aberrazioni “disco, fama, trionfo” come metro di giudizio … Boh!
      Oltre al fatto che trovo da parte tua aberrante elogiare la voce ingolata che il Garcia al pari della voce nasalizzata e ariosa riteneva dei gravi errori di emissione! In nome poi di cosa? Della fama! No comment!
      Per quanto riguarda la Barcellona, se la Barcellona è al pari livello della Von Stade e se la Barcellona è inferiore alla Ganassi, non mi starai mica dicendo che la Ganassi sia superiore alla Von Stade? o_O
      Von Stade = http://www.youtube.com/watch?v=J67vh5DRURY
      Ganassi = http://www.youtube.com/watch?v=z57IwE0amS0

        • Ma perché quando si parla della Valentini-Terrani la prima cosa che si fa è tirare in ballo Barcellona :D ?
          E perchè soprattutto paragonare quest’ultima alla VON STADE??? :O

          Prima di ascoltarla dal vivo, la Barcellona, l’ho sempre trovata deludentissima sia registrata sia in radio: dal vivo è stato un ascolto sofferto, molto, molto, MOLTO sofferto.
          Da allora cerco, con successo, di evitarla in ogni modo e occasione.

          Forse è meglio riascoltare la Von Stade prima di fare paragoni azzardati…

          • e che c’entra la hamari adesso?…..la barcellona canta solo ed esclusivament eperchè la natura le ha dato una dote FE-NO-ME-NA-LE. Se fosse una voce normale, o una vocetta, non aprirebbe nemmeno la bocca. come si fa a non sentire che non sa girare gli acuti? la voce sale e scende senza giro, tutta senza appoggio….l’adelaide di ieri sera era preclara. nessun cantante di quell’epoca della von stade poteva essere così tecnicamente sprovvenduto come i cantanti medi di oggi. e potrei alloungare l’elenco, dato che ieri sentivo quell’aida di verona di questa estate che è stata pubblicata sul tubo……Alberto, qui siamo in 99 casi su 100 di fronte a ragazzi cui la natura ha dato dotti eccezionali che non hanno l’impianto di base per cantare. ascolta la voce al centro dei cantanti di oggi….dove la mettono?

          • beh, un momento, “senza giro”… se cantasse senza “giro” sarebbe una di quelle scimmie urlatrici che ringhiano le odierne canzonette poppettare, che so le varie houston e compagnia bella… Il problema è diverso, ossia che la gola è sempre chiusa, canta tutto di strozza… la voce non è mai libera e sciolta.

          • la voce non è girata quando sale….va esattamente su dritta dritta….con suoni fissi e mai controllati. Non esegue il passaggio.

          • Ma sì che passa, male, di strozza, come tante, ma lo fa… altrimenti sarebbe una cantante pop… dire che non passa significa sostenere che faccia gli acuti di petto, il che non è possibile.

          • Giulia, facciamo che lo esegue male, non che non lo esegua punto: perché se non passasse nemmeno in malo modo, non farebbe agli acuti non ci arriva nemmeno: la laringe si alza, si chiude a tappo e il suono si interrompe in uno strozzo.
            Gli acuti non sono fissi, dai: sono urlacchiati appunto perché sale dritta come un palo, ingolfando la voce; non porta – anzi: non mantiene, anzi ancora: non la mantiene perché non ce la porta mai – la voce sui denti.
            Mancini mi correggerà: ma quando uno tuba, io dico che porta fuori tutto fuorché la voce; non aggancia la voce ai denti, ma, mi si passi il termine impreciso, è come ne se raccogliesse l’eco, le risonanze.

          • Mancini lasciamo perdere il canto moderno che una sua ragione ce l’ha ed è una tecnica completamente diversa. Non è che la povera Whitney facesse schifo, come non fa schifo la Dion, la Carey, pressoché tutte le cantanti jazz e blues, dalla Holiday alla Warwick passando per Nina Simone, che adoro, Ella ftizgerald, la Frankiln e compagnia briscola.
            È semplicmenete una cosa diversa.

          • Il “canto moderno” semplicemente non è canto, come non è musica tutto ciò che si fa con microfoni e alchimie simili. Per il principio di non contraddizione, se sono due cose “diverse”, come tu stesso dici, allora solo una delle due è canto… in quanto il canto non può essere una cosa, e la sua negazione insieme.

        • Il richiamo alla Hamari era solo per citare una cantante coetanea della Von Stade di valore non superiore a quello della Barcellona. Certo ha ragione la Grisi a sostenere implicitamente che in quegli anni l’asticella per cantare il repertorio rossiniano era alta ma la Barcellona nei secondi cast ci sarebbe potuta stare comodamente

        • Gloria Scalchi però qualche buona performance la fece e cercò di trovare una certa varietà di repertorio. Sapete che non mi ricordo i passaggi della sua uscita di scena? Qln ha voglia di farmeli rammentare?

    • Ma per favore…io la Von Stade la sentii un sacco nel repertorio che facevano le varie Terrani, Horne e Berganza, e devo dire che non aveva da invidiarne proprio nessuna, a dispetto di quello che dicevano molti (la voce, seppur adeguata, era troppo “lagnosa”-cito testualmente-per Rossini). Era un’artista capace e profondamente espressiva, e al livello della Barcellona non ci sarebbe arrivata nemmeno se avesse voluto.

      • Stefix, potresti raccontare com’era dal vivo la voce della Frederica, per chi come me non ha avuto la fortuna di sentirla in teatro?
        E poi mi piacerebbe sapere chi è che avrebbe appellato la von Stade lagnosa! Ha! Ha! Incredibile…

        • Certamente, Enrico.
          Frederica era un’artista davvero notevole, aveva delle doti naturali (tutte mantenute e migliorate grazie ad una solida struttura di studio) quali un timbro limpidissimo e gradevole, un equilibrio di volumi e di registri (bellissimi gli acuti, forti ma mai striduli, e i bassi tiepidi ma mai ingolati), e (non da meno) una solida intonazione, che erano davvero lodevoli.
          In teatro era una voce molto calda, armonica e avvolgente, e sapeva affrontare un vastissimo repertorio (lei poteva), poichè cantava eccellentemente Debussy come Rossini, Verdi come Offenbach.
          Ah, tra l’altro…una delle poche voci che, a mio parere, erano veramente vicine al timbro (quasi imposibile da trovare) di mezzosoprano.

          • Grazie!
            Purtroppo l’anagrafe mi ha impedito di mettere piede in un teatro prima che cantanti come lei terminassero la carriera. Ho fatto giusto in tempo a sentire la Freni un paio di volte…

  4. signori guardiamo anche i repertori: quello della von Stade era estremamente limitato. E’stata un Cherubino ineguagliabile ma nel bel canto puro la distanza con Horne Valentini e Berganza era tanta (confrontiamo Cenerentola visto che le hanno cantate tutte e quatto)

    • Ah beh … Anche quello di Kraus era limitato, ma ha avuto l’umiltà di cantare quel che poteva e sapeva -benissimo peraltro!
      Questa fesseria del repertorio limitato … Meglio invece la Bartoli e la Barcellona che cantano un vasto repertorio cantando sempre la stessa cosa e allo stesso modo …

      • se dai un giudizio complessivo sulla carriera di un cantante (che comunque é solo un gioco divertente) penso sia giusto guardare anche l’ampiezza del repertorio. Il riferimento a Kraus non mi sembra pertinente ha cantato tutto quello che poteva e doveva cantare. Dal vivo era ancora meglio che in disco e se anche la sua voce dal secondo Werther alla Scala denotava qualche tratto senile, nessuno avanzava serie riserve nemmeno quando cantava Favorita, Romeo o Ernesto tanto era elegante e convincente in scena. Se uno che oggi studia da tenore dovesse un domani cantare i Puritani facendoci pensare a un nuovo Rubini, nessuno di buon senso avrà mai il coraggio di contestargli di non aver poi aggiunto altre opere al suo repertorio.

        • Anche la Von Stade ha cantato tutto e solo quello che poteva cantare, facendo scelte diverse e molto congruenti alla sua vocalità: non certo Eboli, non certo Favorita e non ha cantato certo con minor eleganza, raffinatezza e sensibilità di Kraus.
          E non sono per niente d’accordo nel considerare l’ampiezza del repertorio, quando è comunque consono, tra i metri di giudizio complessivo su un cantante.
          Allora cosa dovremmo dire di Corelli che fu credo il più clamoroso caso di Otello mancato?

          • oggi tutti cantano tutto .anche e sopratutto ciò per cui non sono adatti e se ne vantano. dunque è chiaro che avere un repertorio limitato è un demerito.il repertorio limitato è un demerito quando non si può esplorare tutto ciò che è specifico di quella che dovrebbe essere la vocalità di un cantante, perchè allora vuol dire che ci sono dei problemi, questioni vocali non risolte.oggi tutti cantano tutto

    • Ma poi scusa Alberto, eh, ma come si fa a dire che la von Stade, finissima vocalista, stesse a distanza ineguagliabile dalla Horne dalla Berganza e dalla Valentini!
      Prendiamo solo un esempio, Desdemona:
      - la Berganza manco l’ha fatta, se non erro;
      - della Valentini taccio perché le ho voluto bene;
      Ma la Horne… La Horne gli accenti dolenti, i colori e la dinamica della von Stade in Desdemona se li sognava di notte! Basti prendere la prima strofa strofa della grande aria del salice per rendersene conto: quello della Horne è il compitino perfetto della prima della classe, la von Stade ti spezza il cuore…
      E anche negli altri titoli, come dice Stefix, alle altre nulla aveva da invidiare.

      • sapevo che si finiva x tirar fuori la desdemona ottina della von stade ma e’ la stessa questione del secondo tempo del concerto di chopin suonato da barenboim. non ha difficolta’ tecniche insormontabili e il grande interprete e’ avvantaggiato. cmq metto un po’ d pepe: risentiamoci dopo che l’avra’. cantata la bartoli che tanti qui ritengono sia da me troppo apprezzata

        • Premesso che un discorso come il tuo, quello della parte facile che fa anche mia nonna in carriola, è al limite del ridicolo perché non vuol dire assolutamente niente, purtroppo, come come Papageno ti ha mostrato, la Bartoli si è già cimentata anche in Desdemona, pigolando il suo falsetto che, come detto per altre e altri, soddisfa il minimo sindacale di sentir cantare, ma è fuffa, fuffa purissima che si spaccia per oro colato. Quando la Bartoli saprà pronunciare in italiano “Isaura” come lo fa la von Stade, avrà forse un minimo senso fare un paragone tra le due.
          La von Stade, che coerentemente con il tuo discorso, allora sopravanza in interpretazione pure una Horne, visto che né la Horne né le altre, nemmeno l’ottima Merriman, recentemente scomparsa, i colori da grande inerprete che ci mette Flicka in quell’aria semplicemente non ci sono. Per questo è ridicolo farla semplice dicendo che la parte non presetna difficoltà: il grande cantante viene fuori anche se non a volte di più nel cantare anche una canzonetta di Tosti. Vatti a snetire a risentire nell’articolo dedicato alla Lehmann liederista il video in cui canta parlando Sonntag di Brahms; oppure lo stesso lied interpretato da Patzak. Poi facciamo il paragone con altri e vediamo quante vittime è in grado di mietere una cosa sciocca come quella.

      • siccome la von stade è un soprano nella desdemona va confrontata coi sopranoi che rispondono al nome di zeani, rinaldi, cuberli, anderson, pratt. Se vuoi paragonarla ad un mezzo puoi provare a farlo con il rondò della donna interpretato da martine dupuy. La mia sarà partigianeria, ma …….. non ci sono confronti

  5. Ma alberto, ma hai capito che da un punto di vista vocale la Bartoli non vale niente? E’ così difficile da capire? o_O
    Se a te piace, è un conto, ma la Bartoli è una cantante insignificante per la storia della vocalità e del canto!

    Senti che meraviglia di squittii, suoni schiacciati, tubati, ingolati, dinamica a piacere della Desdemona, ruolo Colbran, della tua Bartolaccia ;) http://www.youtube.com/watch?v=ScngLHsWwhY

    • finito d ascoltare la mia bartolaccia: ottima. respirazione un po rumorosa (ma dal vivo laveva anke la horne) solito eccesso d aria negli attacchi ma e’ un po’ il suo difetto principale. ma tu cosa ne pensi dela peretyatco in desdemona?

      • Ti rispondo io se posso: una pietosa caricatura. Come peraltro al Rof (luogo in cui la signora ha per la prima volta rivestito i panni dell’infelice veneziana) è ormai da regola da alcuni anni. E come peraltro la Bartoli, con l’onere che quest’ultima è ben più costosa delle “pesaresi”. Il paragone con la Horne si pone, ritengo, solo nelle orecchie dei suoi fedeli, le uniche che la signora riesca a raggiungere, appunto per virtù di fede.

          • la signora horne l’ho sentita dal 1969 al 1992 credo e se non sbaglio: assedio, italiana, tancredi veneziano, semiramide aix, donna del lago, italiana in algeri, orlando, rinaldo, vari
            concerti di canto con orchestra e con pianoforte. Insomma non poco e per l’intera carriera non solo italiana. La respirazione della horne non era affatto rumorosa esattamente come la cantante era compostissima mai contorcendosi nell’esecuzione dei passi più complessi di agilità. Se proprio vuoi era rumorosa quella di Fiorenza Cossotto e si contorceva Lucia Valentini ( e tacciamo delle smorfie facciali). Magari Mrs Horne faceva finta di essere un contralto. Un’inezia, un peccatuccio rispetto alla Bartoli, che fa finta di fare la cantante d’opera solo perchè – mi spiace dirlo- critica disponibile e pubblico cioccolataio glielo permettono. La signora Horne, come mademoiselle Dupuy, e la schiera può annoverare Olivero, Sills, Callas, Schipa, Kraus, Ramey, Gencer, Scotto fa parte della schiera dei Sublimi mistificatori, intendendo con tale termine quei cantanti che per virtù di grande tecnica ed interpretazione hanno cantato qualche cosa ben al di sopra della loro dote naturale. Altri capitanati dalla Bartoli di sublime nulla hanno di impostura assai.

  6. ci torneremo su dopo il concerto del 3.12 io purtroppo non ho il biglietto ma spero che qlc me lo registri. Mi fa molto piacere che la von stade abbia qui molti ammiratori perche’ e’ stata una cantante personalissima

    • Alberto, sei di coccia neh! :P
      Qui si adora solo il canto non il cantante!

      In riferimento alla tua Bartolaccia nel ruolo di Desdemona, uso le parole della Schumann-Heink del post recente di Giuditta: “La maggioranza delle voci consumate sono delle voci oberate. O il cantante non sa cantare o il ruolo è troppo pesante. [...] Un uomo può portare un carico di 50 libbre per miglia e miglia se lo porta sulle spalle, ma non potrà portarlo neanche per un quarto di miglio se lo terrà in una mano allungata.”
      La garcile Bartolina vuole sollevare una tonnellata di Norma e ci riesce grazie all’aiutino dei microfoni ;)
      PS. comunque farebbero bene a scriverle un’opera apposta: “La Bartoleide”, storia di un corvo che vuole essere un pavone ;)

      • sei molto simpatico misterpapageno sia nella premessa che nella divertente conclusione ma non mi incanti e resto della mie idee ritenendo di non rischiare un imputazione per adorazione del cantante anziché del canto ;-)

        • A me non interessa che tu perda le orecchie per amputazione: basta che non fai passare per oro ciò che è pura me…lassa ;)

          PS ho voluto evitare di usare una pessima espressione “d’artista” rubata dall’arte contemporanea per definire la Bartoli: non per altro, dentro le note scatelette “d’artista”, c’è solo puro GESSO!

          • nell unica che hanno aperto c era gesso…io spero ankora che in qualcuna c sia almeno della materializzazione d uno stato d ansia

  7. anche io ho ascoltato dal vivo (nozze, barbiere e donna del lago oltre che un concerto scaligero dal programma a dire poco eclettico) la cantante americana.
    Sapete bene quali fossero in campo belcantistico le mie predilezioni. Alla von stade riconosco nella zona centrale un suono non grande, ma sonoro. Tanto è che riusciva a cantare Oktavian , che deve fare fronte ad un certo orchestrale. Evidente quest relativa ampiezza soprattutto a new York nella donna del lago dove reggeva anche il confronto con Raffanti dotato, nella sua breve giovinezza vocale, di una ampiezza e facilità davvero uniche. Potrei dire pavarottiane così il concetto è chiaro a tutti, se hanno udito Pavarotti. Ma in basso la voce era vuota ed in alto spinta e piuttosto filiforme e la virtuosa non poteva reggere il confronto con le connazionali sia mezzosoprani che soprani. Certo era aggraziata e dolce, ma un po’ troppo. In fondo era un soprano lirico che cantava da mezzo. Nulla di strano perchè soprani erano per colore anche la Supervia e la Berganza, ma con un’altra marcia o per brio o per saper dire o per completezza tecnica.
    Dopo di che attacco il solito rimpianto perchè se devo sopportare una ganassi piuttosto che una bartoli mille dicecimil a centomila flika, che era bella.

    • Ma anche la Horne era un soprano che cantava da mezzo, e lo ha fatto costruendosi una voce non sua, mentre la Berganza perlomeno non ebbe mai bisogno di simili artifici, quindi così tanto soprano non lo era affatto…

      • Intendo dire che la Berganza a differenza della Horne non credo avrebbe potuto fare il soprano, neanche se lo avesse voluto… Era una di quelle voci poco dotate e in termini di ampiezza e in termini di estensione che probabilmente un tempo sarebbero state relegate alle seconde parti, per cui “mezzosoprano” sì ma secondo l’antica accezione di seconda donna.

        • basta ascoltare le sue incisioni ufficiali dalla figlia del reggimento per capire che come soprano non avrebbe potuto sfondare, tanta troppa tensione, la stessa degli esordi della Urmana nel grande repertorio italiano (Tosca, Aida, Donna Leonora) che costringendola a fare tutte le note le impediva di colorire e interpretare

    • A questo punto pure la Supervia allora era un soprano che cantava da mezzo…
      Quanto al fatto che avesse una corda sopranile, ci sta: posto che difficilmente credo che la natura si conformi alle nostre classificazioni! :)

  8. Il sig. Donzelli ha descritto perfettamente la vocalità della von Stade (almeno quello che ha fatto sul campo di battaglia e le relative medaglie conquistate). Ancora una volta (purtroppo) il Sig. Mancini ha centrato una verità inconfutabile sulla Horne (che é a mio avviso nei top del secolo passato perché come Callas e Lauri Volpi ha saputo recuperare gusti ed emozioni perdute). Tornando al Sig. Donzelli non trovo però compatibili le medaglie che assegna alla von Stade con i capi d’imputazione che redige per la povera Bartoli. Vi attendo comunque all’indomani del concerto con la Filarmonica perché il programma é molto interessante e adatto a sfidare quella parte di pubblico che la attende con i fucili puntati.-

  9. se fossi nella bartoli farei gli scongiuri…finché sono cinque sei persone che buano o fischiano li avrà messi in preventivo…ma la scala é imprevedibile, lei é poco amata (e conosciuta) anche nei quartieri alti (cioé quelli bassi), può succedere di tutto

    • Vedo che i difensori d’ufficio hanno già iniziato i lavori… la preparazione al 3 dicembre è lunga e laboriosa, ma credo che la parte più difficile sia far credere al pubblico che si tratta di un grande Evento… il ritorno della DIVA… una diva che all’epoca delle sue ultime apparizioni in Scala non era tale e di cui nessuno di fatto rilevò, all’epoca, la presenza, men che meno l’unicità. Un po’ come la Netrebko, che in Italia cantò a Milano e Firenze prima di essere la Diva della DGG, senza battage pubblicitario e dunque senza esito. Oggi tappeti rossi, fiori, deliri e svenimenti, domani… chissà?

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